Il tema del mese: maggio 2019

L’incontro di ReteDonne Berlino del mese di maggio 2019 è stato dedicato ad una conversazione e scambio di opinioni sulle elezioni Europee. Lucia ci ha parlato delle istituzioni dell’Unione Europea e in particolare ha descritto il funzionamento e le competenze del Parlamento di Strasburgo nonché le particolarità del sistema elettorale. Ci siamo soffermate sul ruolo del Parlamento nel processo legislativo e sui suoi poteri in materia di bilancio, ma anche su curiosità come le retribuzioni e le indennità dei parlamentari europei e il regime pensionistico.

La conversazione si è sviluppata sui temi che hanno caratterizzato la campagna elettorale in tutti i paesi europei: lotta all’astensionismo, social media e fake news, immigrazione, degrado del linguaggio politico.

Non poteva mancare infine un riferimento a quello che l’unione Europea ha fatto e fa per le donne. In effetti esiste un cospicuo armamentario di strumenti legislativi, programmi e “soft laws” europee dedicati alla promozione e attuazione dei diritti delle donne e della parità di genere. Ma forse il risultato più significativo dell’azione europea è il “gender mainstreaming”, l’integrazione cioè di una dimensione di genere in tutte le attività delle istituzioni europee, nonché nelle politiche europee e nei fondi strutturali. Non dobbiamo dimenticare, inoltre che, specialmente in Italia, molti dei progressi del quadro legislativo in materia di parità di genere sono derivati dalla necessità di adottare le direttive europee e di accedere ai fondi strutturali, i quali già dalla fine degli anni Novanta prevedevano che il principio della non discriminazione dovesse essere implementato in tutti i progetti.

E se ancora molta strada c’è da fare per raggiungere l’obiettivo di una parità sostanziale, a livello globale l’Europa appare come un’isola felice: nel rapporto 2019 sul raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile dell’ONU per l’obiettivo 5 (parità di genere) 11 paesi dell’unione Europea si pongono tra i primi 20, con Svezia, Finlandia e Francia rispettivamente al secondo, terzo e quinto posto.

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Il tema del mese: marzo 2019

All’incontro di marzo Edda ha introdotto al gruppo di Rete Donne Berlino l’antico tema dell’astrologia. La serata è stata dedicata non tanto ad analizzare in modo tecnico i quadri natali e le varie posizioni dei pianeti, ma piuttosto al perché è nata l’astrologia.

Partendo dagli Assiri Babilonesi, greci e romani,  Edda ha indicato il legame tra mitologia e segni zodiacali e come l’astrologia riconosca l’influsso degli astri quale ben presente nella realtà:  il moto degli astri influisce sul clima, sulla natura, sul ciclo vitale e quindi sulle nostre vite.

Secondo l’astrologia ogni essere umano quando nasce è inquadrato in una determinata configurazione astrale, e questa configurazione è come fotografata nella psiche inconscia sotto forma di messaggio o memoria archetipa, quello che Carl Gustav Jungchiama l’inconscio collettivo. Tutti i miti sono portati nei simboli astrologici ed è possibile riconoscere l’operare dell’inconscio collettivo dell’uomo, quindi segni zodiacali e pianeti si pongono come entità simboliche dello psichismo umano.

Ciò che l’uomo sente in sè (il microcosmo) lo raffigura nell’immagine di un simbolo astrale e lo proietta e ribalta nel cielo, nelle costellazioni e nei pianeti attribuendo loro leggi e funzioni (macrocosmo), gli uomini proiettano sugli astri le proprie autorità.

I simboli astrologici sono proiezioni di immagini e miti interni all’uomo catapultati dall’inconscio verso il cielo e l’uomo assume il loro ritmo significante ponendolo in rapporto al ritmo planetario codificato dalle leggi astronomiche.

La riflessione avviata da Edda ha offerto interessanti spunti per comprendere l’astrologia in maniera più completa di quanto non facciamo quando sfogliamo un giornale e leggiamo incuriosite il nostro segno zodiacale.

Il tema del mese: febbraio 2019

Per l’incontro di febbraio Alessandra ha proposto un gioco. Il risultato non è stato un momento puramente ludico, ma un’occasione per conoscere donne pioniere che hanno contribuito al progresso umano nelle discipline in cui si sono applicate.

Nel 2018 Zuzia Kozerska-Girard ha ideato il gioco “Who’s she?” sul modello di “Indovina chi?”, dal quale ha preso spunto per sviluppare le 28 figurine. I giocatori devono indovinare chi è la donne sulla carta dell’avversario, proprio come “Indovina chi?”, ma in questo caso gli indizi si basano sui traguardi eccezionali raggiunti da queste donne che hanno cambiato la storia anziché sulle caratteristiche fisiche dei personaggi. Zuzia Kozerska-Girard ha lanciato il progetto sulla piattaforma “Kickstarter“, dove ha raccolto 137 mila Euro di fondi per lanciare il gioco nonostante il suo obiettivo fossero 15 mila Euro.

I partecipanti al gioco scoprono così nomi di donne importanti ma non sempre conosciute, e soprattutto imparano successi registrati da ragazze e signore di tutto il mondo. Di storie femminili che hanno concorso a formare il mondo di oggi ce ne sono molte e il gioco aiuta a riconsiderare il ruolo delle donne aprendo così la prospettiva dei libri di scuola, dove in effetti i personaggi femminili scarseggiano.

Il gioco offre quindi piacevoli momenti ricreativi, ma è anche fonte di ispirazione e non si perde l’occasione di imparare qualcosa di nuovo o di ricordare aneddoti dimenticati nella quotidianità. Se siete curiose di testare la vostra conoscenza in fatto di storia, provate ad indovinare chi è stata la prima ed unica donna che nella formula uno ha raggiunto la zona punti. Noi di Rete Donne Berlino siamo dovute ricorrere all’introduzione del personaggio che Alessandra ci ha letto – ma nonostante la sconfitta si è sviluppato un interessante dibattito sul tema.

Il tema del mese: gennaio 2019

All’incontro di RDB del mese di gennaio 2019 la nostra amica Valentina ci ha parlato della situazione delle donne nell’industria cinematografica e dello spettacolo.

Nel 2018 hanno avuto luogo una serie di eventi di grande rilevanza mediatica che hanno il potenziale di produrre effetti concreti per quanto riguarda la visibilità delle donne e la parità di genere nel cinema e nei media. Innanzitutto il lancio, da parte di 300 personalità femminili di Hollywood, dell’azione Time’s Up, mirata a contrastare il sistema di molestie sessuali nell’industria dell’intrattenimento con la creazione di un fondo per il supporto legale e finanziario delle vittime. Poi una serie di momenti simbolici, come la sfilata in nero delle donne sul Red Carpet dei Golden Globes e il discorso di Frances McDormand il giorno degli Oscar con la richiesta dell’ adozione dell’ Inclusion Rider nel mondo cinematografico, ovvero di una clausola contrattuale che richiede che cast e crew di un film rispettino certi livelli di inclusione. L’industria del cinema infatti è ancora lontana dalla parità di genere, anzi recita, progetta, pensa, scrive e produce al maschile, relegando le donne a un ruolo secondario.

Su pressione del movimento 50/50 by 2020, un gruppo che mira alla realizzazione delle pari opportunità nel mondo del cinema, a Cannes 2018 si è arrivati alla firma di un protocollo per impegnare il festival a promuovere la parità di genere. L’evento è stato accompagnato dalla marcia di 82 donne del cinema, tra cui Cate Blanchett, Ava DuVernay e Jane Fonda, che hanno sfilato silenziosamente sul red carpet di Cannes per rappresentare le 82 registe che hanno partecipato alla competizione ufficiale del festival dalla sua fondazione, a fronte dei 1645 registi maschi. Per dare un altro esempio di questa disparità, negli ultimi trenta anni l’Italia ha presentato alla selezione dell’Oscar per il miglior film in lingua straniera solo 3 film realizzati da donne. In Germania la situazione è appena migliore con 6 film di donne registe – uno di questi, Nirgendwo in Africa di Caroline Link, ha vinto nel 2003.

Il protocollo firmato a Cannes è stato poi adottato anche da quasi tutti i festival più importanti, Toronto, Locarno, Roma e, con un po’ di ritrosia e polemiche, Venezia. Berlino ha firmato a febbraio 2019, l’ultima edizione dello storico direttore Dieter Kosslick. Un’edizione che ha visto anche una giuria presieduta da Juliette Binoche e composta al 50% da donne, mentre circa il 47% dei film del concorso ufficiale avevano registe donne, tra cui il film di apertura, The Kindness of Strangers di Lone Scherfig.