Archivio dell'autore: Redazione RDB

Ich bin die Schönheit. THE POWER OF SELFPORTRAIT

Ecco qui l´invito al prossimo Workshop di Fotografia Emozionale
sulla bellezza che si terrà
il 21.04.2018 dalle 11:00 alle 18:00
al SUSI Interkulturelles Frauenzentrum
(U7/U4 Bayerischer Platz).
Per maggiori informazioni e iscrizioni contattate:
info@petrafantozzi.com / 01743171261
 
(per le donne della Rete è previsto un ulteriore sconto di 5 euro)
 
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Lavoro e altre potenzialità a Berlino. Chiacchierata con Rosaria Chirico dell’associazione Kobra e.V.

Foto di Kobra e.v.

 

“Futuro a Berlino” è il motto di Kobra, associazione berlinese che offre consulenza alle donne rispetto alla sfera professionale e legata al lavoro. Fondata nel 1988 con lo scopo di far sì che le donne potessero partecipare indiscriminatamente in tutte gli ambiti della società, le consulenti di Kobra oggi prestano consigli su diversi aspetti del mondo lavorativo coniugato al femminile. Ci si può rivolgere al centro per chiarire dubbi riguardo alle possibilità che ci sono in un un determinato ambito lavorativo, ma anche per capire come entrare in un campo professionale e quindi avere una panoramica di eventuali corsi professionalizzanti – il grande insieme delle “Bildungen” in tedesco, che comprende Ausbildung, Fortbildung e Weiterbildung. Anche le famiglie che vogliano capire come meglio conciliare il lavoro e la famiglia possono rivolgersi a Kobra per ricevere consigli su come giostrarsi tra cura della professione e cura dei famigliari, sia su come rientrare al lavoro dopo un congedo. Il tutto anche in Italiano!

Rosaria Chirico, la consulente che accoglie le italiane, è venuta a presentare l’associazione e la sua attività all’incontro di ReteDonne Berlino di marzo. Figlia di immigrati italiani cresciuta in Germania, ha raccontato il suo percorso personale di ricerca del lavoro in cui sentirsi realizzata. La sua esperienza, fatta di tentativi e desideri, ha giocato a suo favore e Rosaria ha realizzato la sua carriera tramite un patchwork che ispira affidabilità a chi la ascolta.

Tra i vari temi trattati da Kobra ci sono anche programmi dedicati a donne trasferitesi a Berlino, che sia da qualche mese o da molti anni. Il team di Kobra aiuta a farsi un’idea del mercato del lavoro tedesco e locale, ma anche ad esplorare le alternative del sistema di educazione professionale. Grazie ad appuntamenti mirati sono possibili consulenze individuali volte a sviluppare un intreccio tra le capacità professionali acquisite, le competenze personali specifiche della persona e quindi i suoi interessi – il tutto nel qudro delle opportunità del mercato del lavoro reale.

Kobra ha organizzato un evento che permette a donne immigrate a Berlino di raccontare il loro percorso e come sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo professionale. Il progetto, “Ce l’abbiamo fatta!” (“Wir haben es geschafft!”) comincia il 14 marzo 2018. Con questo link si può accedere al sito e vederne gli appuntamenti (in tedesco): lhttp://www.frauen-berufsperspektive.de/event-singleansicht/termine/2018/03/14/details/termin/wir-haben-es-geschafft-erzaehlsalon-im-willkommenszentrum-berlin-erziehunglehre-zugewanderte-fra.html

Un ulteriore progetto è in fase di rifinitura: “Warte nicht auf B2!” (in italiano: “Non aspettare il B2!”). Questo sarà il titolo di una serie di incontri informali in cui donne emigrate qui per i motivi più vari possano scambiarsi le loro storie berlinesi. Di radice in radice, da questi racconti si forma il terriccio fertile in cui le nuove arrivate possano piantare il loro fagotto e crescere in maniera equilibrata, ma soprattutto sostenibile e sostenuta.

Per capirne di più, farne esperienza e prendere contatto con Rosaria e le sue colleghe rimandiamo al sito di Kobra e.V..

Foto di Kobra e.V.

ESIBIZIONE “LA MASCHERA COME MEZZO DI ESPRESSIONE” // AUSSTELLUNG 01.03.2018: Die Maske als Ausdrucksmittel

VERNISSAGE CON PERFORMANCE: “La maschera come mezzo di comunicazione non verbale” in mostra

(Der Artikel auf Deutsch folgt unten)

Maschere – fotografia emozionale – pittura – performance – redazione di testi

Lo scorso ottobre un gruppo di artiste italiane ha ideato e realizzato un workshop dal titolo “La maschera come mezzo di espressione” dedicato a donne rifugiate ed emigrate.

Scopo del corso è scoprire la maschera come strumento di comunicazione. La creatività e la percezione della lingua del corpo permettono infatti il superamento degli ostacoli che intervengono nella comunicazione verbale e offrono nuove possibilità di espressione.

Durante il corso che si è protratto per due fine settimana le partecipanti hanno costruito la propria maschera sotto la supervisione dell’iniziatrice del corso, Rachelina Giordano.

Il corso è stato un’occasione per indagare aspetti della comunicazione quali la mimica e il linguaggio del corpo e le partecipanti hanno analizzato la comunicazione non verbale osservando il potenziale apportato dalla maschera.

Il workshop è stato arricchito dalla fotografia emozionale di Petra Fantozzi, i ritratti collettivi di Valentina Sartori, la ginnastica di Annalisa Maggiani e i testi di Elena Giampaoli.

La mostra presenta i risultati di questo progetto e vuole porsi come modello per l’organizzazione di altri workshop.

Il team del progetto:
Rachelina Giordano, Petra Fantozzi, Valentina Sartori, Annalisa Maggiani, Elena Giampaoli.
Contatto: Rachelina Giordano 030 693 1118 / 0171-96 27567

Il progetto nasce da una cooperazione con Rete Donne e. V. – coordinamento italiane all’estero – ed è stato organizzato con il sostegno dell’associazione di  DaMigra e. V. / MUT-Empowerment Projekt für Frauen mit Migrations- und
Fluchterfahrung e del ministero della migrazione, per i rifugiati e dell’integrazione (Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration)

La mostra si terrà dal 2 al 22 marzo 2018 nella sede dell’associazione S.U.S.I. Interkulutelles Frauenzentrum  all’indirizzo Bayerischer Platz 9, 10779 Berlin   –   Innsbrucker Straße 5810825 Berlin. Il vernissage avrà luogo il 1 marzo 2018 alle ore 19.

Qui si può accedere ai testi di Elena Giampaoli: Redaktionsarbeit_Referentin-Elena-Giampaoli

„Dietro ad una maschera si cela sempre un’altra maschera“

PERFORMATIVE AUSSTELLUNGSERÖFFNUNG:
„Die Maske als Ausdrucksmittel der nonverbalen Kommunikation“

Im Oktober 2017 haben wir den Workshop „Die Maske als Ausdrucksmittel“ für Migrantinnen und geflüchtete Frauen veranstaltet:

Es ging darum, die Masken als Öffnung von Kommunikationswegen durch kreatives Arbeiten, Wahrnehmung der Körpersprache und Aufeinanderzugehen jenseits von Sprachbarrieren zu nutzen.
An zwei Wochenenden bauten die Kursteilnehmerinnen Masken unter Anleitung von Rachelina Giordano, der Initiatorin des Projektes.
Wir thematisierten Mimik und Körpersprache und vertieften das Potential der nonverbalen Kommunikation mit und ohne Maske.

Begleitet wurde die Workshopreihe von der „Emotionalen Fotografie“ von Petra Fantozzi, dem Format „partezipative Portrait-Malerei“ von Valentina Sartori, dem Körper und Bewegungstraining von Annalisa Maggiani, der Redaktionsarbeit von Elena Giampaoli.

Unsere Ausstellung zeigt das Ergebnis dieses kraftvollen Projekts und soll als Anregung für weitere Workshops dienen.

Das Projekt-Team:
Rachelina Giordano, Petra Fantozzi,Valentina Sartori, Annalisa Maggiani, Elena Giampaoli.

Eine Kooperation mit Rete Donne Berlino – pagina pubblica
Mit Unterstützung von DaMigra / MUT-Empowerment Projekt für Frauen mit Migrations- und Fluchterfahrung. Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend

Über diesem Link können Sie die Redaktionsarbeit von Elena Giampaoli lesen: Redaktionsarbeit von Elena Giampaoli

(Ausstellungsdauer 02.03.- 22.03.2018).

Hinter einer Maske steckt immer eine andere Maske

 

Io e la Giornata Contro la Violenza sulle Donne. Riflessione sul suo valore

Foto di Valeria Lovato

Sabato scorso mi sono ritrovata a pranzare da sola. Per attutire il silenzio in cucina ho acceso il computer così da poter godere della compagnia di un radiogiornale mentre tagliuzzavo il radicchio. Opto per una radio italiana per tenermi un po’aggiornata rispetto a quello che sta succedendo in Italia. Ed in effetti mi rendo conto  del fatto che mentre io apro il frigorifero per scegliere cosa accompagnare alla mia insalata invernale in Italia molte mie coetanee stanno scendendo in piazza per protestare contro la violenza sulle donne. E non è solo la società civile a prendere voce in un dibattito che spesso viene sottovalutato a monologo, ma anche alcune istituzioni italiane ne partecipano: una delle due camere del Parlamento accoglie italiane che hanno subito violenza, magistrate, rappresentanti delle forze dell’ordine  e dei centri antiviolenza per raccogliere le loro testimonianze e creare un forte centro di riflessione comune. L’invito a condividere la propria esperienza è stato mosso dalla Presidentessa della Camera dei Deputati Laura Boldrini, ed è di nuovo lei ad esortare le altre forze politiche del Paese a smettere di ignorare il problema della violenza che troppe donne sono costrette a subire.

Ammetto che resto colpita dalle parole che i media italiani mi trasmettono nel mio primo pomeriggio berlinese. Io ho avuto la fortuna di non assistere mai ad un atto di violenza fisica fuori dallo schermo se non in un bar di Belfast dove davanti ai miei occhi cominciò una zuffa tra ubriachi, e di trovarmi ora nel mezzo di una relazione sentimentale all’insegna della dolcezza e del rispetto reciproco. Dalla mia prospettiva avvantaggiata, a me stupisce sentire ancora l’appello della politica e della società civile che chiede di reagire a questi episodi troppo frequenti di violenza quotidiana. Riconosco la necessità di questi appelli, ma non ne afferro la dimensione concreta. Ed è proprio l’essere naive rispetto a questa realtà e il fatto che parte della popolazione goda di questo vantaggio che rende così necessario l’intervento massiccio di media e poteri politici nel trasmettere un messaggio fondamentale: la violenza sulle donne esiste, è un problema e va affrontato.

Nel frattempo il radiogiornale finisce, il mio riso si è scaldato e io sono ancora da sola di fronte al mio pranzo. Scaccio lo stesso silenzio che mi infastidiva prima e che ora è tornato con un telegiornale tedesco – in fondo al momento vivo qui, devo anche capire cosa succede qui. Noto però che il TG non dà uno spazio mediatico alla giornata contro la violenza verso la popolazione femminile.

Dopo aver pulito il piatto dall’infelice combinazione di radicchio e riso controllo se per caso in Germania la giornata di sensibilizzazione alla violenza contro le donne non sia riconosciuta visto che sul sito del telegiornale che seguivo qualche minuto prima non ne ho trovato traccia. E invece si, il motore di ricerca mi dice che anche i nostri vicini tedeschi chiamano il 25 novembre “Internationaler Tag gegen Gewalt an Frauen” (la traduzione nasconde lo stesso nominativo citato più volte qui sopra rispetto a questo famoso sabato italiano).  Eppure trovo pochi articoli dedicati al tema e alla giornata indetta a livello internazionale alla riflessione sul problema della violenza di genere – pochi articoli su pochi giornali tedeschi, nessuno dei quali menziona un accenno alle vittime o alla serietà di questo fenomeno da parte di attori politici.

Che non ci sia violenza sulle donne in Germania? No, non è questa la spiegazione alla scarsa attenzione mediatica. I pochi giornalisti che hanno deciso di parlarne sui pochi giornali che hanno scelto di dedicare uno spazio a questa giornata citano dai 130 000 ai 160 000 casi di violenza fisica, spesso di natura sessuale, inflitta a donne residenti in Germania solo in quest’ultimo anno. Quindi no, decisamente non si tratta di un problema che non riguarda la popolazione tedesca. Forse il sopruso non è considerato un tema su cui discutere pubblicamente e apertamente qui, magari non lo si ritiene adatto alle testate dei giornali e alle bocche dei politici. Personalmente lo trovo un peccato però: è un’occasione persa per rendere più consapevoli, forti, preparate e soprattutto responsabili tutte le persone fortunate come me che sono ignare dell’abuso che tante coetanee, vicine e magari anche amiche sono costrette a subire. E soprattutto si spreca così una chance per ridare dignità e un po’ di coraggio a chi la violenza l’ha dovuta subire – e mi riferisco a un numero indefinito di donne e uomini di poco inferiore ai 200 000 cittadini tedeschi.

Cinema e Diversità. Un nuovo dialogo si apre a Berlino.

Ci sono volte in cui vogliamo essere diversi dagli altri per dimostrare che siamo speciali. Allora ci mettiamo un vestito più colorato o aggiungiamo un dettaglio particolare, eccentrico, al nostro look. Altre volte invece essere diversi può essere difficile, cambiare un dettaglio nel trucco e parrucco non basta. In alcuni casi richiede coraggio e per spiegare che nella diversità si è uguali agli altri si deve intraprendere una sfida personale.

Spesso chi è percepito come diverso deve giustificare la sua diversità agli altri e deve  esporsi in maniera decisa per esprimere i propri bisogni, quasi a chiedere di essere visto per quello che si è: come pari, perché questa diversità è solo superficiale. Queste giusitifcazioni, spiegazioni e richieste sono le storie  che vengono raccontate nei film della rassegna “Cinema e Diversità” organizzata dall’associazione “Artemisia e.V.”e dal cinema Klick. Sviluppatasi grazie all’impegno di Amelia Massetti con il sostegno di ReteDonne, Artemisia è una rete di genitori con figli disabili e non che, contando anche sull’aiuto di professionisti nel settore, vuole promuovere l’inclusione scolastica e sociale delle persone diversamente abili.

Tramite la visione dei film inclusi nella rassegna, Artemisia vuole mostrare come si può andare oltre alla facciata della diversità per scoprire che le persone diversamente abili non sono diversamente sensibili. Questi film fungono da premessa imprescindibile per imparare, nel caso non si conoscessero direttamente persone disabili, a comprendere i bisogni delle persone disabili – ovvero a capire che sono gli stessi bisogni che abbiamo tutti. Con questi incontri Artemisia offre un momento e un luogo per creare un dialogo pubblico e internazionale rispetto alle tematiche della diversità e per avvicinare chiunque sia coinvolto in questa realtà, che sia per motivi privati o professionali.

Grazie anche alla collaborazione con il cinema Klick, le curatrici Chiara Giorgi e Valeria Reghenzani del direttivo di Artemisia  hanno scelto cinque pellicole per  aprire un dialogo con il pubblico, che poi, auspicabilmente, verrà continuato con associazioni e istituzioni tedesche. I film sono “NOBODY´S PERFECT” , documentario di Niko von Glasow (15 ottobre), “THE SPECIAL NEED /(K)EIN BESONDERE BEDÜRFNIS”, documentario di Carlo Zoratti (29 ottobre), “ICH, DU, INKLUSION”, documentario di Thomas Binn (12 novembre), :“ACT, WER BIN ICH?”, documentario di Rosa von Praunheim (26 novembre) ed infine “LA PAZZA GIOIA”, film di Paolo Virzì (10 dicembre).

Questi film sono una piattaforma ideale per far scaturire una coscienza pubblica riguardo al tema della diversità, inizio fondamentale per poter raggiungere l’obiettivo ultimo di Artemisia, ovvero promuovere l’inclusione scolastica e quindi sociale dei nostri figli, fratelli e amici diversamente abili. ReteDonne Berlino, in quanto piattaforma di dicussione a sostegno di una miglior integrazione di italiane e italiani in Germania, accoglie con entusiasmo l’iniziativa di Artemisia e augura una fruttuoso dialogo a tutti i presenti.

Le proiezioni si terranno sempre di domenica alle ore 11 al Klick Kino – Windscheidstrasse 19, 10627 Berlino. Ad ogni proiezione segue un aperitivo che accompagnerà un dibattito sul film. Per dettagli sul cinema: http://www.klickkino.de. Per ulteriori informazioni sulla rassegna Cinema e Diversità”: http://www.artemisiaprojekt.de/it/cinema-e-diversita-rassegna-cinematografica/

Martedì 7 novembre alle ore 18.00 si terrà il 18° Incontro Artemisia e.V. durante il quale si può portare avanti, e approfondire, il dialogo sul tema della diversità. con il prossimo incontro Artemisia vuole analizzare la conoscenza della sindrome di Down. L’incontro è aperto a tutti gli interessati e si svolgerà nella sede dell’associazione “ANE – Arbeitskreis Neue Erziehung e. V.” in Hasenheide 54,10967 Berlin (2°cortile-2°piano).

 

Ausstellung RE-BILD 17

ReteDonne e.V. freut sich Ihnen zur Eröffnung der Ausstellung RE-BILD 17 einladen zu dürfen.

Nach einem Sommer voller visuelle malerischen Auseinandersetzungen, werden sich 10 geflüchtete Familien durch ihre großformatigen Portraits in zwei Orten der 7. Familiennacht präsentieren.

Bitte lesen Sie noch mehr unter: www.jfsb.de

 

“LA MASCHERA COME MEZZO DI ESPRESSIONE”. Workshop per donne emigrate e rifugiate

  • Costruire e pitturare maschere
  • Esprimersi attraverso il movimento corporeo
  • Documentazione tramite il formato “fotografia emozionale”

Il gruppo di ReteDonne Berlino ha concepito e organizza un workshop interdisciplinare sulla maschera come mezzo di espressione.

Con l’aiuto della propria fantasia e creatività le partecipanti al workshop produranno, pittureranno e porteranno in vita tramite il movimento del proprio corpo maschere in gesso e una particolare carta proveniente da Venezia.

Il lavoro creativo della creazione delle maschere aiuta una miglior comprensione di una lingua universale che lega ed accomuna tutte le culture. La maschera è un potente strumento di espressione e, in virtù di ciò, un mezzo di comunicazione. Essa facilita la comunicazione e aiuta a superare barriere linguistiche.

Il corso si terrà:

  • venerdì 6 ottobre dalle ore 17 alle ore 20
  • sabato 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 17
  • sabato 14 ottobre dalle ore 10 alle ore 17
  • domenica 15 ottobre dalle ore 14 alle ore 17

La partecipazione è gratuita, per registrarsi contattare la referente del corso Rachelina Giorndano (Tel.: 030 693 1118 o 0171 96 27 567).

Il workshop è organizzato nel quadro dell’iniziativa “MUT” grazie al sostegno di ReteDonne, Damigra e del Ministero tedesco degli affari in materia di migrazione e integrazione.