Transnazionalismo al femminile. La nuova mobilitá in Germania

Convegno Bruxelles 21/22 Marzo 2015

Il concetto di transazionalismo sta ottenendo vasti consensi soprattutto in Germania, dove rappresenta un po’ l’antitesi dell’etichetta burocratica che l’amministrazione tedesca affibbia a chi è arrivato in questo paese con una nazionalitá diversa e anche se consegue il diritto di cittadinanza e diventa tedesco rimane con un “passato o background migratorio”, il che lascia sempre un sapore amarognolo in bocca ed è secondo me politicamente non del tutto corretto.

Nel momento in cui invece si ha piena consapevolezza che l’essere cresciuti con due culture rappresenta un arricchimento oltremodo positivo, in grado di superare i confini socioculturali che separano – anche se molti confini geografici fortunatamente non esistono piú nell’Europa di oggi- ancora i vari paesi per una serie di tradizioni, usi, mentalitá, sistema scolastico ecc, dicevo dunque vivere con l’esperienza di due lingue e culture diverse deve farci sentire appunto transnazionali.

Se noi facciamo un confronto tra l’impatto dell’emigrante classico del primo dopoguerra con la giovane mobilitá di oggi possiamo asserire con certezza che il “Kulturschock “ lo shock culturale non miete piú vittime, vista la globalizzazione dei mercati, per cui in una qualsiasi strada vuoi di Berlino, Parigi, Roma o Bologna colei/ui che arriva ritrova, “volti “ noti tra i negozi e le numerose catene che offrono esattamente gli stessi prodotti conosciuti a casa. Non avviene piú in modo cosí eclatante la sindrome da spaesamento, anche se il disagio urbano quando si cerca di vivere per la prima volta lontano da casa si fa sentire ugualmente. Del resto i nostri compagni inseparabili dal laptop, al tablet, allo smart phone ci tengono in continuo contatto con i social media che ci aprono senza sosta nuovi portali densi di informazioni e ci conducono quasi per mano da un posto all’altro, senza che ci sentiamo completamente soli.

I volti della nuova mobilitá in Germania sono molteplici: abbiamo da un lato i giovani laureati che peró spesso conoscono poco la lingua e quasi nulla della storia, della letteratura, dei costumi del paese ospitante, peró ci sono anche persone che vengono senza titolo di studio spesso dall’Italia del centrosud e non hanno nemmeno una qualifica professionale riconosciuta in Germania, dove funziona per altro un ottimo sistema di preparazione professionale anche a livello medio basso. Poi ci sono persone in possesso di una carta d’identitá italiana, ma in realtá provenienti da altri paesi, che avendo perso il lavoro in Italia, tentano la fortuna qui.

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Berlino, la cui immagine mediatica ha raggiunto lo zenit della popolaritá, continua ad essere una meta previlegiata, anche se gli affitti aumentano in proporzione contraria agli alloggi sempre piú rari, anche se ancora per fortuna ben lontani dalla media delle capitali europee. Secondo i dati dell’ufficio federale di statistica il 31.12.14 erano ufficialmente in Germania 574.530 Italiani di cui 236.328 donne. A Berlino nel primo semestre 2014 sono arrivati 2.445 nuovi italiani di cui 983 donne. I social media e il networking hanno fatto spuntare gruppi di “italiani” in ogni cittá che si scambiano informazioni di tutti i generi. Anche le donne hanno una loro voce. Primo fra tutti ReteDonne un’associazione non a scopo di lucro registrata nel Nov. 2010 al tribunale di Amburgo. Partendo da una piattaforma che osiamo definire “nazionale” la rete non porta alla ghettizzazione, anzi è aperta a tutti i problemi che interessano le donne in Germania, in Italia e in Europa. Dopo quattro anni di attivitá la rete è riuscita ad espandersi anche in altre cittá e le adesioni sono in costante aumento. Finora sono rappresentate le cittá di Francoforte, Amburgo, Berlino, Monaco, Stoccarda e Ingolstadt, ma la meta è quella di diventare Federazione quindi di attivare donne nel maggior numero di cittá possibili.

Scopo principale è quello di diventare interlocutrici a livello locale delle istituzioni tedesche e italiane e in tutti i settori dove il transnazionalismo come tale non è ancora considerato un punto in piú. In effetti la Germania negli ultimi anni ha fatto grandi passi in questo senso e si è resa conto del grande valore delle organizzazioni autonome di migranti nel lavoro di integrazione.

Paritá di salario, pari opportunitá nell’apparato sociale e lavorativo, pari opportunitá nel lavoro politico del paese ospitante. Ma anche altri temi di genere specifici, la maternitá, la legislazione che riguarda la famiglia, ormai sono state abbattute tante barriere riguardo al riconoscimento del divorzio ecc che fino a non molti anni fa costituivano onerosi problemi non facili da risolvere, ma anche la violenza di genere, l’immagine mediatica della donna e cosí via. Il transnazionalismo offre davvero una marcia in piú, una doppia prospettiva, un doppio sistema di referenze verso cui rapportarci, un allargamento degli orizzonti tanto da poterci permettere la libera circolazione e lo svolgimento della professione non in un unico paese. Non dimentichiamo l’importantissimo ruolo delle donne nella migrazione. Anche in quella passata sono state sempre loro a fare da mediatrici culturali tra il paese d’origine e quello d’arrivo, a intrattenere i rapporti sociali con il vicinato, con gli insegnanti dei figli. L’esercizio di una professione le ha rese piú consapevoli dei propri diritti e dell’importanza di una propria indipendenza economica. Sono le donne che mettono più facilmente le radici per amore dei loro figli e sono legate comunque ai genitori/nonni e parenti rimasti in Italia anche dopo anni di vita all’estero. E se la solidarietá femminile ci rende consapevoli che la battaglia è la stessa per tutte, saremo disponibili ad impegnarci ovunque in un’Europa che ci rispetti: a Bruxelles, Roma o Berlino per i nostri ideali, per poterci sentire e fare sentire sempre “ a casa” le nostre famiglie anche lontano dal luogo di nascita.

Testo: Lisa Mazzi, Presidentessa Rete Donne e.V.

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